Il credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno è stato istituito dalla Legge n. 208/2015 (Legge di stabilità 2016), a decorrere dal 1° gennaio 2016 fino al 31 dicembre 2019.

Le Legge n.160/2019 (Legge di Bilancio 2020), all’art. 1 ha disposto la proroga al 31 dicembre 2020 del credito d’imposta.

Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali è destinato alle strutture produttive ubicate nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo).

L’agevolazione è operativa dal 30 giugno 2016. Le imprese che vogliono fruire del credito d’imposta devono presentare una comunicazione in via telematica all’Agenzia delle Entrate, utilizzando il modello approvato con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 9 agosto 2019.

Credito d'imposta per investimenti nel Mezzogiorno

L’Agenzia delle Entrate, verifica preventivamente i dati dichiarati nella comunicazione e trasmette poi alle imprese il provvedimento di autorizzazione alla fruizione del credito d’imposta.

Cos’è il credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno?

Il credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno è concesso alle imprese che dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2020 effettuano l’acquisizione, anche mediante contratti di locazione finanziaria di:

  • Beni strumentali nuovi;
  • Macchinari;
  • Impianti e attrezzature;

facenti parte di un progetto di investimento iniziale e destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni del Sud Italia, (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo).

La misura del credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno è pari al:

  • 20% per le piccole imprese;
  • 15% per le medie imprese ;
  • 10% per le grandi imprese.

Alle imprese attive nei settori agricolo, forestale e delle zone rurali e ittico gli aiuti sono concessi nei limiti e alle condizioni previsti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato nei settori medesimi.

L’Agenzia delle Entrate con la Circolare del 3 agosto 2016, n. 34/E, ha dato importanti chiarimenti sulla disciplina del credito d’imposta per gli investimenti destinati agli stabilimenti produttivi situati nel Mezzogiorno.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente con il Modello F24, in compensazione, tramite Entratel, qualora sia stato incaricato un intermediario, Fisconiline, qualora si disponga di un PIN dell’Agenzia delle Entrate.

Soggetti beneficiari del credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno

I soggetti beneficiari del credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno spetta ai soggetti titolari di reddito d’impresa, che effettuano investimenti in beni strumentali da destinare alle aree produttive nelle aree del Mezzogiorno.

Possono, quindi, beneficiare di questo credit, tutte le imprese, di qualsiasi dimensione e natura giuridica, al di là del settore economico e dal regime contabile adottato, ad eccezione di:

  • Industria siderurgica;
  • Carbonifera;
  • Costruzione navale;
  • Fibre sintetiche;
  • Trasporti;
  • Produzione e distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche;
  • Settore creditizio e finanziario, assicurativo;
  • Imprese in difficoltà.

Gli enti non commerciali, possono beneficiare del credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno, soltanto, per la parte dell’attività commerciale eventualmente esercitata.

Per quanto concerne il trattamento fiscale dei redditi prodotti dall’impresa familiare si prevede che il relativo reddito è imputato al titolare imprenditore e ai familiari collaboratori, in proporzione alle rispettive quote di partecipazione agli utili.

Il collaboratore familiare è titolare di un reddito di partecipazione, che, ottenuto dalla ripartizione del reddito di impresa, ne mantiene la stessa natura.

Lo stesso, in qualità di titolare di reddito di impresa, rientra nell’ambito soggettivo di applicazione del credito di imposta.

Quanto al trasferimento dei crediti d’imposta delle società di persone ai soci, possono essere trasferite ai soci di società di persone le agevolazioni alle imprese concesse sotto forma di credito d’imposta, mediante attribuzione ai soci del credito non utilizzato dalla società.

Le società, quindi, indicano in dichiarazione il credito maturato e quello già utilizzato entro il termine di presentazione della dichiarazione stessa ed utilizzano il residuo compensandolo direttamente con le imposte e i contributi da esse dovuti, oppure attribuendolo, in tutto o in parte, ai soci in proporzione alle quote di partecipazione agli utili.

Quali sono i requisiti principali dei beni agevolabili?

Il requisito principale che deve possedere il bene per poter usufruire del credito d’imposta è che deve essere un bene strumentale nuovo dell’attività di impresa beneficiaria del credito. Esso deve essere quindi, un bene durevole, utilizzato come strumento di produzione nel processo produttivo dell’impresa.

Non rientrano nella categoria dei beni strumentali, i beni:

  • Merce destinati alla vendita;
  • Assemblati.

Il bene deve essere un bene strumentale nuovo, ossia non vi rientrano quelli usati, ma quelli esposti in show room, dal momento che vengono esposti a scopo dimostrativo funzionali alla vendita.

Inoltre, il bene per poter, beneficiare del credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno, deve essere destinato a strutture nel territorio nazionale.

I beni concessi in leasing rientrano tra i beni agevolabili.

Come richiedere il credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno?

Le Circolari n. 34/E del 3 agosto 2016 e n. 12/E del 13 aprile 2017 e i provvedimenti del 24 marzo 2016, 14 aprile 2017 e del 9 agosto 2019, dell’Agenzia delle Entrate, hanno dato importanti chiarimenti sull’applicazione del credito d’imposta.

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che per beneficiare del credito d’imposta, è necessario inviare telematicamente all’Agenzia delle entrate l’apposita comunicazione (CIM16 e CIM17) nella quale è esposta la cadenza temporale dell’investimento programmato, con indicazione, per gli anni in cui l’agevolazione risulta vigente, anche delle somme investite e del relativo credito di imposta.

I dati inviati nella comunicazione e dichiarati dal contribuente sotto la propria responsabilità sono sottoposti a una verifica di carattere formale e qualora l’ammontare complessivo del credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno, risultante dalle comunicazioni inviate da una medesima impresa sia superiore a 150.000 euro, l’Agenzia delle Entrate effettua le verifiche previste dal Codice antimafia.

Nel caso in cui non vi siano motivi ostativi, al contribuente viene comunicata l’autorizzazione all’utilizzo in compensazione del credito d’imposta.

La modifica del piano di investimento

In caso di modifica del piano di investimento, il contribuente deve dare comunicazione all’Agenzia delle Entrate, inviando la rettifica del modello di comunicazione CIM.

Il contribuente deve indicare che gli investimenti originariamente dichiarati sono stati traslati ad altra annualità.

Qualora gli investimenti siano stati traslati per intero al periodo d’imposta successivo a seguito della presentazione della rettifica del modello CIM già inviato, il precedente modello è sostituito da quello di rettifica ed il credito “precedentemente” autorizzato non è più utilizzabile in compensazione.

L’ammontare complessivo del credito d’imposta utilizzabile dal beneficiario in compensazione tramite modello F24 è pari all’ammontare complessivo del credito indicato nella comunicazione di rettifica che sostituisce la comunicazione inviata in precedenza all’Agenzia delle Entrate.

Una volta inviata la comunicazione di rettifica nella quale è indicata la nuova programmazione degli investimenti, è comunicata al contribuente l’autorizzazione all’utilizzo in compensazione del credito d’imposta.

Anche in questo caso, l’Agenzia effettua un controllo formale dei dati dichiarati dal contribuente.

Traslazione integrale dell’investimento

In caso di integrale traslazione degli investimenti originariamente programmati, il contribuente non potrà utilizzare tale credito in compensazione, esponendo nel modello F24, gli anni originariamente programmati, ma dovrà indicare l’anno in cui gli stessi dovranno essere realizzati e attendere, a seguito della presentazione dell’istanza di rettifica, di ricevere la relativa ricevuta da parte dell’Agenzia.

Traslazione dell’investimento in parte

Qualora l’investimento sia traslato, solo in parte, al periodo d’imposta successivo, la presentazione comunicazione di rettifica del modello CIM, non determina alcun effetto sulla quota di credito maturata che è rappresentata esclusivamente da quella corrispondente agli investimenti già posti in essere.

Restano valide anche le ipotesi di fruizione del credito mediante compensazione dei crediti maturati nei periodi d’imposta precedenti alla rettifica, in presenza dell’avvenuta ricezione della originaria ricevuta attestante la fruibilità, sempre nei limiti degli investimenti realizzati.

La quota di credito oggetto di rettifica in conseguenza della riprogrammazione degli investimenti è utilizzabile esclusivamente in compensazione a partire dal quinto giorno successivo alla data di rilascio della nuova ricevuta attestante la fruibilità del credito.

La presentazione di una comunicazione di rettifica comporta la rideterminazione degli anni in cui il credito d’imposta è da considerarsi fruibile.

1 COMMENTO

  1. buongiorno, nel caso in cui l’impresa vada incontro a crisi e quindi dismetta i beni, è necessaria qualche comunicazione all’agenzia delle entrate oppure è sufficiente non utilizzare i crediti? Nel primo caso è necessario inviare un modello CIM16/17 rettificativo a 0?

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