conguaglio in busta paga

Il conguaglio in busta paga riguarda tutti i lavoratori dipendenti, che svolgono mansioni per un datore di lavoro, azienda o impresa. Si tratta di un adeguamento relativo al fisco, ovvero alle imposte sui redditi dei lavoratori dipendenti. Il conguaglio in busta paga è un’operazione di cui non si occupa direttamente il lavoratore dipendente, ma il suo sostituto di imposta, ovvero il datore di lavoro. Per questo motivo il lavoratore può solamente procedere a verificare di aver ricevuto il conguaglio, che può essere a debito o a credito, in una delle buste paga.

Pubblicità

Per i datori di lavoro questo significa che, una volta ricevuto il modello 730, devono tempestivamente provvedere al conguaglio, direttamente in busta paga al dipendente. Se il dipendente si trova a credito con il fisco, il datore di lavoro deve provvedere a versare tale credito.

Se per eventuali impedimenti, il datore di lavoro non ha provveduto al conguaglio, e i dipendenti si trovano a credito, deve tempestivamente comunicarlo ai lavoratori. In ogni caso il datore di lavoro deve provvedere al conguaglio, come obbligo di legge. Vediamo in questo articolo nel dettaglio come funziona il conguaglio in busta paga, come si calcola e cosa comporta per i datori di lavoro la mancata operazione di conguaglio.

Per quanto riguarda il rimborso dei crediti fiscali ce ne siamo già occupati in questo contributo dedicato, a cui ti rimando: “Rimborso modello 730 in busta paga: quando arriva?“. 


Conguaglio in busta paga: di cosa si tratta

Il conguaglio in busta paga fa riferimento alle imposte sui redditi dei lavoratori dipendenti, nel dettaglio l’IRPEF. Tutti i lavoratori, dipendenti e autonomi, versano una certa somma annualmente per le imposte, e in particolare l’IRPEF è l’Imposta sui redditi delle persone fisiche, ma non è l’unica che viene applicata sul lavoro.

Durante l’anno può accadere che il lavoratore dipendente, tramite la busta paga, abbia versato una somma eccessiva di imposte, oppure, al contrario, risulti in debito con il fisco. Per rimediare, annualmente viene effettuato il conguaglio, tramite un calcolo che prevede di stabilire qual è la cifra a debito o a credito con il fisco.

Il conguaglio in busta paga fa riferimento all’anno di imposte precedente, e si tratta di un’operazione che viene effettuata entro la fine dell’anno. In molti casi, quando si dispone del modello 730, l’azienda provvede al conguaglio delle imposte anche prima del mese di dicembre. Nel caso di dichiarazione con modello 730, il lavoratore dipendente a partire dal mese di luglio può ricevere il conguaglio in busta paga, che può essere vantaggioso se si trova in una situazione di credito.

Va ricordato che per i lavoratori presentare la dichiarazione tramite modello 730 è possibile dal 19 maggio fino al 30 settembre 2021, quindi la scadenza è imminente. Da queste informazioni si prevede poi che venga effettuato il conguaglio, e ad occuparsene sarà il sostituto di imposta, ovvero il datore di lavoro.

Conguaglio in busta paga: chi deve farlo

Il conguaglio in busta paga prevede che il sostituto di imposta, per i lavoratori dipendenti, si occupi di erogare la somma spettante al dipendente se quest’ultimo è a credito con il fisco. Altrimenti, se si trova in una situazione di debito, il datore di lavoro provvede a trattenere dalla busta paga quanto previsto.

Molti si chiedono quando arriva il conguaglio in busta paga. I tempi sono variabili, anche se in linea generale, una volta che viene inviato correttamente il modello 730 precompilato, il datore di lavoro sarà tenuto a provvedere al conguaglio alla prima mensilità utile, ovvero sulla prima busta paga.

Alla fine dell’anno inoltre, si fa un conguaglio che va ad agire sia sulle tasse sia sul versamento dei contributi agli enti previdenziali, come ad esempio l’INPS. Nel mese di dicembre quindi non è raro che venga effettuato un conguaglio finale che va a rimediare a possibili eccedenze o mancanze sia a livello contributivo che di imposte.

Il conguaglio risulta essere obbligatorio per i datori di lavoro, ed è particolarmente utile per i lavoratori dipendenti, soprattutto per recuperare eventuali situazioni di credito. Il conguaglio in busta paga è necessario, e il dipendente ha diritto a richiederlo, anche quando svolge più di un lavoro dipendente durante il corso dell’anno, in contemporanea o in tempi diversi.

Il datore di lavoro può provvedere a fornire il rimborso IRPEF ai lavoratori in sede di conguaglio anche in modo rateizzato. Per i dipendenti è bene chiedere al datore di lavoro, se il conguaglio non viene effettuato, ma prima occorre verificare che l’eventuale credito venga non sia erogato appunto, a rate.

Come si effettua il calcolo

L’IRPEF è una tassa che viene applicata in base alle aliquote al momento vigenti. Al momento, anche se si parla di future riduzioni delle aliquote, le percentuali sono così suddivise:

  • Fino a 15.000 euro di reddito annuale: aliquota al 23%;
  • Da 15.001 a 28.000 euro di reddito annuale: aliquota al 27%;
  • Da 28.001 a 55.000 euro di reddito annuale: aliquota al 38%;
  • Da 55.001 a 75.000 euro di reddito annuale: aliquota al 41%;
  • Da 75.001 euro a valori superiori di reddito annuale: aliquota al 43%.

Esistono quindi particolari detrazioni fiscali per le diverse fasce di reddito, e il datore di lavoro che effettua il conguaglio deve tenere conto di tutte queste informazioni. In generale il sostituto di imposta o datore di lavoro si rivolgono ad un esperto commercialista o ad un professionista del settore per eseguire i calcoli relativi anche al conguaglio.

Il datore di lavoro deve tenere conto che può accadere che il proprio dipendente svolga più di un lavoro (ad esempio lavorare part time per due diverse aziende). In questo caso il datore di lavoro deve garantire che il calcolo del conguaglio venga effettuato tenendo conto anche delle imposte che il lavoratore ha versato nell’altro lavoro come dipendente. Rientrano anche eventuali rendite da collaborazione, corrisposte da terzi, borse di studio e così via.

Il datore di lavoro deve accertarsi di avere a disposizione tutte le informazioni relative ai propri dipendenti per poter procedere. Allo stesso tempo i lavoratori dipendenti sono tenuti a comunicare in modo esaustivo tutte le informazioni relative ai redditi percepiti.

Conguaglio in busta paga: se i datori di lavoro non lo effettuano

Il conguaglio in busta paga, che può riguardare le imposte oppure i contributi, è un’operazione obbligatoria, il datore di lavoro, che è il sostituto di imposta, non può esimersi dall’effettuare questa operazione. Il datore di lavoro deve anche provvedere ad informare i propri dipendenti sulla possibilità di ricevere un eventuale conguaglio a rate, o sulla sussistenza di un debito verso il fisco.

Esiste la possibilità che l’azienda o il datore di lavoro per motivi legati al reddito dell’azienda non possa erogare subito la somma spettante di contributo ai lavoratori dipendenti. In questo caso può decidere di erogare l’importo a rate, limitando quella che è la cifra totale, almeno per il primo mese.

Come spiega Ipsoa è possibile che il sostituto di imposta non abbia potuto versare al dipendente il credito totale entro la fine dell’anno:

“Nel caso in cui entro la fine dell’anno non sia stato possibile effettuare il rimborso dell’intero credito, il sostituto d’imposta dovrà sospendere le operazioni di rimborso e comunicare all’interessato gli importi residui, provvedendo anche ad indicarli nella Certificazione CU.”

In sostanza, il credito non va perduto se spetta ai lavoratori, ma il datore di lavoro comunque deve indicarlo, anche nella Certificazione Unica. Nel caso invece in cui il lavoratore si trovi a debito con il fisco, può chiedere comunque una rateizzazione per saldare il debito attraverso le buste paga.

Il datore di lavoro quindi, pena anche importanti sanzioni, non può esimersi dall’effettuare il conguaglio, anche se l’integrazione nella busta paga può subire dei ritardi. Infine esiste un caso particolare da analizzare: quando il credito del lavoratore verso il fisco è superiore ai 4.000 euro, scattano in automatico tutta una serie di controlli da parte del fisco stesso, e in questo caso prima dell’erogazione i tempi possono dilungarsi anche di qualche mese.

Articolo precedenteE-Fattura in Reverse Charge: guida
Prossimo ArticoloAgevolazioni prima casa: soggetto residente all’estero
Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

Lascia una Risposta

Scrivi il tuo commento
Inserisci il tuo nome