congedo di maternità obbligatorio

Il congedo di maternità obbligatorio è un periodo di sospensione del lavoro delle donne per i mesi che precedono e seguono il parto, per un periodo di tempo che prevede almeno i due mesi precedenti al parto. Il congedo di maternità è obbligatorio, ma in casi particolari, viene predisposto anche il congedo di paternità.

Il congedo di maternità obbligatorio prevede una indennità specifica, ed è rivolto alle lavoratrici dipendenti, assicurate tramite ente previdenziale INPS. Il congedo è disponibile indipendentemente dalla mansione svolta o dal livello, è previsto anche per le disoccupate e le lavoratrici familiari, le lavoratrici agricole e iscritte alla gestione separata INPS.

Per il congedo di maternità obbligatorio esiste una flessibilità che garantisce che la madre possa sospendere il lavoro indicativamente due mesi prima del parto, e il periodo include anche alcuni mesi successivi al parto. In casi particolari è previsto il congedo di paternità, come vedremo nell’articolo.

L’obbligatorietà del congedo per le lavoratrici dipendenti è sancita dal Testo Unico sulla maternità e paternità (decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151) che vieta ai datori di lavoro di adibire le donne al lavoro durante il periodo di congedo di maternità. Dal 14 giugno 2017 il congedo di maternità non è più obbligatorio per le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata. La relativa indennità, pertanto, è riconosciuta a prescindere dall’effettiva astensione dall’attività lavorativa.

L’indennità prevista corrisponde all’80% della retribuzione media giornaliera, anticipata dal datore di lavoro o saldata interamente dall’INPS. Va ricordato che il congedo di maternità è un diritto delle lavoratrici, e se la dipendente si rifiuta di sospendere il lavoro, non può ricevere l’indennità. Inoltre sono previste sanzioni anche penali nel caso in cui il datore di lavoro non applichi il congedo di maternità obbligatorio alle dipendenti. 


Cos’è il congedo di maternità obbligatorio?

Il congedo di maternità obbligatorio consiste in un periodo in cui il lavoro risulta sospeso alla dipendente, e viene corrisposta una indennità dell’80% della retribuzione prevista, durante il periodo di congedo, che si aggira intorno ai 5 mesi. Il datore di lavoro non può rifiutarsi di garantire la sospensione del lavoro e l’indennità previste dal congedo di maternità.

La lavoratrice può in modo flessibile utilizzare il periodo di congedo a partire da due mesi prima del parto, e usufruire del restante periodo dopo il parto. In alternativa consentito che la lavoratrice decida di sospendere il lavoro unicamente dopo il parto, per un periodo complessivo di 5 mesi.

La durata della sospensione del lavoro non varia in base al numero di figli, quindi anche in caso di parto gemellare il periodo rimane lo stesso. La madre può tuttavia sospendere il congedo di maternità obbligatorio nel momento in cui il nuovo nato è ricoverato presso una struttura pubblica o privata.

Per le adozioni è anche previsto il congedo di maternità obbligatorio:

  • Adozione a livello nazionale del minore: sono previsti 5 mesi di congedo dal momento in cui il minore entra in famiglia;
  • Adozione internazionale del minore: congedo previsto per 5 mesi successivamente all’ingresso del minore in Italia.

A chi è rivolto il congedo di maternità obbligatorio

Il congedo di maternità obbligatorio è un periodo di sospensione dal lavoro, retribuito tramite indennità, a cui possono accedere tutte le lavoratrici indicate dall’INPS:

Il congedo di maternità spetta a:

  • lavoratrici dipendenti assicurate all’INPS anche per la maternità, comprese le lavoratrici assicurate ex IPSEMA;
  • apprendisteoperaieimpiegatedirigenti con un rapporto di lavoro in corso all’inizio del congedo;
  • disoccupate o sospese, secondo quanto previsto dall’articolo 24 del citato Testo Unico maternità/paternità (TU);
  • lavoratrici agricole a tempo indeterminato o determinato che, nell’anno di inizio del congedo, siano in possesso della qualità di bracciante con iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo (articolo 63 del TU);
  • lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti), secondo quanto previsto dall’articolo 62 del TU;
  • lavoratrici a domicilio (articolo 61 del TU);
  • lavoratrici LSU o APU (attività socialmente utili o di pubblica utilità dell’articolo 65 del TU);
  • lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS e non pensionate in possesso del requisito contributivo previsto dalla legge per finanziare le prestazioni economiche di maternità. La relativa indennità è riconosciuta a prescindere dall’effettiva astensione dall’attività lavorativa;
  • lavoratrici dipendenti da amministrazioni pubbliche (incluse le lavoratrici dipendenti ex INPDAP ed ENPALS) le quali sono tenute agli adempimenti previsti dalla legge in caso di maternità verso l’amministrazione pubblica dalla quale dipendono e da cui percepiscono la relativa indennità, corrispondente al trattamento economico, secondo quanto disposto dagli articoli 2 e 57 del TU.

Il congedo di maternità obbligatorio non è rivolto a chi recepisce pensione, e può accadere che si trasformi in congedo di paternità obbligatorio in casi particolari: nel caso di morte o infermità della madre, nel caso di abbandono del figlio da parte della madre o di affidamento unicamente al padre.

In queste circostanze il padre, tutore diretto del minore, ha la possibilità di avvalersi del congedo, se presenta attestazioni sanitarie che confermano l’evento specifico o se è provvisto di rinuncia della madre ad accedere al congedo di maternità obbligatorio. Nel caso in cui la madre è lavoratrice autonoma, il padre può comunque beneficiare del congedo di paternità spettante, come spiega l’INPS:

“Il congedo di paternità, che decorre dalla data in cui si verifica uno degli eventi sopra elencati, dura quanto il periodo di congedo di maternità non fruito dalla madre lavoratrice, anche se lavoratrice autonoma con diritto all’indennità prevista dall’articolo 66 del TU.”

Come funziona il congedo di maternità obbligatorio

Il congedo di maternità inizia due mesi prima la data presunta del parto. Il congedo può riguardare anche periodi di gestazione antecedente i due mesi qualora sia disposta l’interdizione anticipata su disposizione dell’Azienda Sanitaria Locale, se la gravidanza è a rischio, o della Direzione territoriale del lavoro se le mansioni sono incompatibili con la gravidanza.

Dopo il parto il congedo dura:

  • tre mesi ed, in caso di parto avvenuto dopo la data presunta, i giorni compresi tra la data presunta ed effettiva;
  • tre mesi più i giorni non goduti, se il parto è anticipato rispetto alla data presunta (parto prematuro o precoce). Questo anche nel caso in cui la somma dei tre mesi successivi al parto e dei giorni compresi tra la data effettiva e quella presunta del parto supera il limite di cinque mesi;
  • l’intero periodo di interdizione prorogata disposto dalla Direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili con il puerperio ).

E’ prevista anche la possibilità, alternativa alle altre modalità di fruizione, la facoltà per le madri di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto, entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale, o con esso convenzionato, e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.

Parto gemellare

In caso di parto gemellare la durata del congedo di maternità non varia.

Ricovero

Qualora il neonato sia ricoverato in una struttura, pubblica o privata, è possibile sospendere anche parzialmente il congedo successivo al parto e riprendere l’attività lavorativa. La madre usufruirà del periodo di congedo residuo a partire dalle dimissioni del bambino. Questo diritto può essere esercitato una sola volta per ogni figlio, solo se le condizioni di salute della madre sono compatibili con la ripresa dell’attività lavorativa e accertate da attestazione medica.

Adozione o affidamento

In caso di adozione o affidamento, la sospensione del periodo di congedo di maternità per il ricovero del minore è prevista solo per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, se è stata ripresa l’attività lavorativa.

Gestione separata

Gli iscritti alla Gestione Separata possono sospendere e rinviare i periodi di maternità/paternità secondo quanto disposto dall’articolo 16 bis del Testo Unico. Permane l’obbligo di attestazione del ricovero del minore e di attestazione medica che dichiari la compatibilità dello stato di salute della donna con la ripresa dell’attività lavorativa, nei confronti dei committenti, mentre verso l’Istituto sono tenuti alla sola comunicazione della data di inizio e fine del periodo di sospensione.

In caso di interruzione di gravidanza dopo 180 giorni dall’inizio della gestazione o di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, la lavoratrice dipendente o iscritta alla Gestione Separata può astenersi dal lavoro per l’intero periodo di congedo di maternità, tranne se rinuncia alla facoltà di fruire del congedo di maternità.

In caso di adozione o l’affidamento nazionale di minore il congedo di maternità spetta per cinque mesi a partire dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato prima dell’adozione. Mentre in caso do adozioni o affidamenti preadottivi internazionali, il congedo spetta per cinque mesi a partire dall’ingresso in Italia del minore adottato o affidato, con il periodo di congedo che può essere fruito anche parzialmente prima dell’ingresso in Italia del minore. Se l’affidamento non è preadottivo, il congedo spetta alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti per tre mesi, anche frazionato su cinque mesi, a partire dall’affidamento del minore. Tale congedo non spetta invece alle lavoratrici e ai lavoratori iscritti alla Gestione Separata.

A quanto ammonta il congedo di maternità?

Durante i periodi di congedo di maternità o paternità si ha diritto a percepire un’indennità pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga precedente l’inizio del congedo di maternità, quindi, solitamente, l’ultimo mese di lavoro precedente il mese di inizio del congedo. Per gli iscritti alla Gestione Separata, se il reddito deriva da attività libero professionale o di collaborazione coordinata e continuativa parasubordinata, l’indennità di congedo è pari all’80% di 1/365 del reddito.

L’indennità è anticipata in busta paga dal datore di lavoro. È pagata direttamente dall’INPS con bonifico postale o accredito su conto corrente bancario o postale a:

  • lavoratrici stagionali;
  • operaie agricole (salva la facoltà di anticipazione dell’indennità, da parte del datore di lavoro, in favore delle operaie agricole a tempo indeterminato);
  • lavoratrici dello spettacolo saltuarie o a termine;
  • lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti);
  • lavoratrici disoccupate o sospese;
  • lavoratrici assicurate ex IPSEMA dipendenti da datori di lavoro che non hanno scelto il pagamento delle indennità con il metodo del conguaglio CA2G.

Per le lavoratrici e i lavoratori iscritti alla Gestione Separata il pagamento è sempre effettuato direttamente dall’INPS.

I periodi di permanenza all’estero sono indennizzati a titolo di congedo di maternità solo se seguiti da un provvedimento di adozione o affidamento validi in Italia.

Il diritto all’indennità si prescrive entro un anno e decorre dal giorno successivo alla fine del congedo di maternità (o paternità). Per evitare la perdita del diritto è necessario che la lavoratrice o il lavoratore presentino all’INPS (prima dello scadere dell’anno) istanze scritte di data certa, dirette a ottenere il pagamento della indennità. 

Sanzioni nel caso di mancata sospensione del lavoro

Nel caso in cui non venga applicata la sospensione del lavoro prevista dal congedo di maternità obbligatorio, la lavoratrice non ha diritto all’indennità prevista per questa misura. Trattandosi tuttavia di un diritto importante per le lavoratrici, i datori di lavoro non possono venire a meno dell’obbligo di erogare la sospensione lavorativa e l’indennità.

Se il datore di lavoro non adopera la sospensione, sono previste sanzioni anche a livello penale, e si determina anche l’arresto dello stesso datore per un periodo di sei mesi. La durata complessiva del congedo di maternità obbligatorio è di 5 mesi, anche se l’applicazione degli stessi può essere flessibile in base alle esigenze specifiche della madre.

Nel caso in cui si presenti una interruzione di gravidanza, entro il 175esimo giorno è prevista l’assenza per malattia, mentre successivamente al 180esimo giorno è applicabile comunque il periodo di congedo.


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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle partite Iva. Collaboro con Fiscomania.com per la pubblicazione di articoli di news a carattere fiscale. Un settore complesso quello fiscale ma dove non si finisce mai di imparare.

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