L’INPS ha fornito alcuni chiarimenti sul bonus 600 euro: 900 mila richieste sono ancora in attesa di risposta, e la metà delle richieste verrà respinta.

L’INPS ha ricevuto, in totale 5 milioni di richieste su 9,5 milioni di utenti che potevano beneficiare del bonus 600 euro, ma attualmente 900 mila domande sono ancora in attesa di una risposta ed il Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico ha annunciato che “la maggior parte saranno rifiutate”.

Bonus 600

Bonus 600 euro: respinte quasi 400 mila domande

Il Presidente dell’INPS ha annunciato che la metà delle richieste, in attesa di una risposta, per il bonus 600 euro verrà respinta e gli utenti non riceveranno il bonus previsto dal Decreto Cura Italia n.18/2020.

Le cause sono da riscontrarsi in diverse motivazioni, tra cui 250 mila utenti hanno fornito il codice IBAN sbagliato per l’accredito del bonus 600 euro, e dopo un controllo incrociato con ABI, i codici non sono risultati corretti.

In alcuni casi, infatti pare che ci siano state delle frodi da parte di alcuni intermediari, registrando un lavoratore come un potenziale beneficiario ma fornendo l’IBAN di qualcun altro, in altri casi, forse la maggioranza, potrebbero essere dei semplici errori di compilazione.

Il problema principale è che il sistema attualmente non prevede di modificare i dati inseriti anche se il presidente ha assicurato che “la procedura per fare correzioni sulla domanda verrà rilasciata entro questa settimana”.

Inoltre, ha aggiunto il Presidente dell’INPS:

“Per il mondo dello spettacolo sono richiesti almeno 30 giorni lavorativi nel 2019 nella gestione ex Enpals, e molti lavoratori non ce li hanno”.

Spiegazioni del Presidente dell’INPS

Il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, di fronte alla Commissione, ha spiegato le motivazioni che hanno portato al crash del sito il 1 aprile, assumendosi le responsabilità dell’accaduto, dicendo che:

“Abbiamo messo in piedi in due settimane un servizio che in tempi normali si sarebbe fatto in 5 anni. non sono stati gli attacchi hacker ad aver causato il data breach e la violazione della privacy”.

Ma come suggerito da diversi informatici, da diversi problemi tecnici alla configurazione della rete (Content Delivery Network), affidata alla società Microsoft e implementata la notte prima, che tuttavia ha subito presentato problemi.

Gli interventi in corso d’opera hanno solo peggiorato la situazione replicando le schede anagrafiche degli utenti.

“Abbiamo agito in un contesto di emergenza di soli dieci giorni e senza fare i necessari test sulla robustezza della struttura. Mi scuso con gli utenti e il Parlamento”.

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