banca dati affitti brevi

I locatori di affitti brevi, albergatori e bed & breakfast saranno inseriti in una banca dati, al fine di contrastare l’evasione fiscale nel settore turistico. Gli annunci degli affitti brevi pubblicati online dovranno possedere il codice identificativo ed essere iscritti alla banca dati. L’obiettivo è quello di contrastare l’evasione fiscale nel settore delle locazioni immobiliari. Ancora oggi, infatti, esistono forme di ospitalità irregolari, che non passando da portali di prenotazione o intermediari sfuggono all’Amministrazione finanziaria.

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Il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia ha firmato il decreto ministeriale che disciplina la nascita di questa piattaforma che servirà per mappare le strutture ricettive e gli immobili destinati agli affitti brevi. I commi 4-5 dell’articolo 13-quater del D.L. n. 34/2019 prevede che le unità destinate ad affitto breve presenti nel territorio nazionale vengano identificate secondo un codice alfanumerico, c.d. “codice identificativo“, da utilizzare in ogni comunicazione circa l’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza.

Quest’ultimo obbligo riguarderà i locatori di immobili con contratti di durata inferiore a 30 giorni, i titolari di strutture ricettive, i soggetti che esercitano intermediazione immobiliare e i portali telematici, pena la sanzione pecuniaria da 500 euro a 5.000 euro. La sanzione è relativa ad ogni unità immobiliare non correttamente inserita nella banca dati. In pratica, ogni annuncio di affitto breve pubblicato online sui portali di intermediazione dovrà possedere il codice identificativo ed essere iscritto alla banca dati.

E’ necessario definire con un protocollo di intesa con Regioni e Province autonome la data di entrata in vigore dell’obbligo di esposizione del codice identificativo negli annunci. Esso dovrà essere siglato entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto del Ministero del Turismo in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, alcune regioni, come la Lombardia (ad esempio) prevedono già l’assegnazione di un codice (CIR) identificativo regionale.


Cos’è la banca dati del turismo?

La banca dati conterrà le seguenti informazioni relative ad ogni struttura:

  • La tipologia degli alloggi;
  • L’ubicazione;
  • La capacità ricettiva; 
  • Gli estremi dei titoli abilitativi richiesti ai fini dello svolgimento dell’attività ricettiva;
  • Il soggetto che esercita l’attività, anche in forma di locazione breve;
  • Il codice identificativo regionale, o laddove questo non sia stato adottato, un codice alfanumerico generato dalla banca dati stessa.

A tutte le strutture verrà dato un codice identificativo da esporre negli annunci. E’ necessario definire con un protocollo di intesa con Regioni e Province autonome la data di entrata in vigore dell’obbligo di esposizione del codice identificativo negli annunci. Esso dovrà essere siglato entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto del Ministero del Turismo in Gazzetta Ufficiale. Il protocollo stabilirà la data di entrata in vigore dell’obbligo di esposizione del codice identificativo negli annunci.

Le informazioni contenute nella banca dati e il codice alfanumerico attribuito a ciascun operatore sono pubblicati sul sito istituzionale del ministero del turismo. 

«In base ai commi 4-5 dell’articolo 13-quater del Dl 34/2019 la “banca dati” prevede che le unità destinate ad affitto breve presenti nel territorio nazionale vengano identificate secondo un codice alfanumerico, denominato “codice identificativo”, da utilizzare in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza. Quest’ultimo obbligo non riguarda i locatori di immobili con contratti di durata inferiore a 30 giorni, ma i titolari di strutture ricettive, i soggetti che esercitano intermediazione immobiliare e i portali telematici, pena la sanzione pecuniaria da 500 euro a 5.000 euro»

Sanzioni

Il codice alfanumerico dovrà essere esposto in modo visibile, esso potrà essere regionale, o altrimenti sarà la banca dati nazionale ad assegnarne uno. Per chi non dovesse provvedere sono previste sanzioni da 500 a 5.000 euro per ogni unità non comunicata. Qualora la violazione fosse reiterata, le sanzioni raddoppiano.

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