Oggi parliamo di assegno unico, una misura volta a aiutare le famiglie italiane con figli a carico. La forma di sostegno consente un aiuto economico alle famiglie per i figli, già dal settimo mese di gravidanza. E viene applicato anche con figli di maggiore età, fino ai 21 anni. L’assegno unico è stato ipotizzato per raggruppare insieme tutti i bonus previsti per le famiglie con figli che sono già stati stanziati.

L’assegno unico di fatto raggrupperebbe insieme tutti i bonus di destinati ai bambini piccoli, ai nuovi nati, agli assegni familiari e ai bonus per tutte le famiglie con più di due figli. L’ipotesi di introdurre questo assegno unico familiare è in circolazione già da qualche tempo, ma di fatto rischia di essere rinviato al prossimo anno.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio che cos’è l’assegno unico. Secondo le ipotesi, l’assegno unico non aiuterebbe soltanto famiglie con figli minori a carico, ma anche con figli che non lavorano e hanno un’età inferiore ai 21 anni. Manca ancora una conferma definitiva, per dare il via all’erogazione di questa forma di sussidio, a sostituzione dei bonus attualmente presenti.


L’assegno unico è stato approvato, ma l’applicazione è incerta

La misura dell’assegno unico è stata ipotizzata per essere erogata a tutte le famiglie italiane con un figlio, fino ai 21 anni, a carico. Una novità particolare di questa misura è che viene offerta a tutte le famiglie italiane i cui genitori sono lavoratori dipendenti o autonomi.

Questa novità è interessante soprattutto per i lavoratori autonomi, che prima di questa misura non avevano accesso a bonus particolari per i figli a carico. Dal settimo mese di gravidanza quindi sarà possibile fare domanda di assegno unico ottenendo una cifra che può arrivare fino a 250 euro al mese. Di fatto il provvedimento è stato approvato, ma bisogna ancora aspettare le prossime comunicazioni per le ipotesi di applicazione.

Le ipotesi attualmente sono ancora al vaglio per le tempistiche di applicazione, e alcuni pensano che la misura sarà introdotta solo nel 2022. Al momento ci sono molti decreti che stanno per essere attuati, e in questi mesi si discute molto di Recovery Plan e di tutte le misure per il sostegno del lavoro è per la riforma fiscale. In uno scenario di questo tipo l’assegno unico potrebbe venire rinviato al prossimo anno.

Di fatto quindi possiamo dire che l’assegno unico come misura a sostegno delle famiglie è stato approvato, ma per la sua effettiva applicazione bisognerà ancora attendere. Nel frattempo comunque rimangono invariate le misure già presenti a sostegno di bambini e minori.

Assegno unico: criterio di universalità

Una novità particolare di questa misura volta al sostegno delle famiglie italiane riguarda la sua universalità. Mentre in precedenza l’assegno per i figli veniva erogato solo per i lavoratori dipendenti, l’ipotesi di un assegno unico allargato prevede che vengano rispettati alcuni criteri per accedere alla misura, che di fatto vanno ad estendere l’accessibilità rispetto al passato:

  • • La cittadinanza italiana o in un altro Stato membro della Comunità Europea: il primo criterio per accedere a questo sostegno è la cittadinanza;
  • Residenza fiscale: chi chiede l’assegno per sostenere i figli a carico deve avere residenza fiscale in Italia. Questo vuol dire che deve versare le tasse sui redditi allo stato, che possono derivare sia dal lavoro dipendente che dal lavoro autonomo;
  • Figli a carico: è possibile accedere all’assegno per tutti i soggetti che hanno figli a carico in Italia per tutta la durata del beneficio. L’età va dal settimo anno di gravidanza fino a ventunesimo anno di età, e la cifra erogata può variare dagli 80 ai 250 euro mensili.

“Di fatto queste specifiche clausole estendono l’accessibilità alla misura, allargata anche a tutti i lavoratori autonomi che operano tramite partita IVA”.

L’importante è che le tasse vengano versate in Italia, non importa se provengono da lavoro dipendente o autonomo. Una interessante novità riguarda anche la possibilità di accedere a questo incentivo anche al settimo mese di gravidanza, quando il figlio sta per nascere.

A quali cifre si può accedere con l’assegno unico?

Per quanto riguarda le cifre economiche a cui si può accedere chiedendo l’assegno unico familiare, sono previste delle mensilità che vanno da 80 a 250 euro al mese, in base all’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (l’ISEE).
Anche in questo caso quindi siamo di fronte ad un sostegno dello Stato che è derivato dall’effettiva indigenza economica della famiglia. Una novità riguarda anche l’importo stesso dell’assegno unico, aumentato del 20% nel caso di figlio successivo al secondo.

Di fatto quindi l’importo complessivo dell’ assegno unico tiene conto dell’età dei figli a carico della famiglia, ed è incrementato in situazione di disabilità. L’importo comunque è ancora da fissare, e si aspetta l’approvazione definitiva nei prossimi mesi.

Con l’introduzione di questa misura, cambieranno alcuni dei bonus attualmente presenti. Quando arriverà, nel 2021 o nel 2022, saranno eliminati: il bonus bebè, il bonus mamma e gli attuali assegni familiari, alcune detrazioni fiscali, tra cui anche quelle destinate al pagamento degli asili nido.

Una notizia importante riguarda il reddito di cittadinanza: si potrà continuare a beneficiarne in concomitanza con l’assegno unico. Il provvedimento quindi è pensato per unificare tutti quei bonus sono stati in passato introdotti per sostenere le spese economiche delle famiglie con figli a carico, soprattutto quelle numerose.

Natalità in Italia: un dato preoccupante

Va ricordato comunque che l’Italia ha un primato preoccupante per quanto riguarda le nascite. Con la pandemia si è assistito ad una vera denatalità nel nostro paese, perché nel 2020 le nascite in Italia sono scese in modo drastico, e lo Stato procederà a garantire misure a sostegno delle famiglie per poter evitare repliche di una soglia di nati così bassa.

Secondo un recente articolo della testata “La Repubblica”, si tratta di una soglia di nati così bassa che non è mai stata raggiunta negli ultimi 150 anni. A confermarlo è l’ISTAT, che ci fa una rappresentazione della decrescita della natalità in Italia.

Continuano a diminuire i nati, e già nel 2019 si registravano dei cali rispetto agli anni precedenti. Bisogna anche calcolare che il numero medio di figli per ogni donna è in discesa, e sta arrivando toccare quota uno per famiglia.

Sicuramente da un lato è complice la situazione economica, dall’altro lo scoppio della pandemia. Dati così preoccupanti sono in linea con una condizione sociale sempre più difficile, e con differenze economiche marcate che hanno causato lo scoppio di una vera e propria ondata di povertà nel nostro paese.

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Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura e ne ho fatto un lavoro. Autrice indipendente. Ho collaborato con agenzie web e svolto diverse attività di volontariato: durante gli anni di studio rappresentavo un’associazione studentesca impegnata ad organizzare eventi culturali nel mondo della comunicazione. Nel 2019 ho viaggiato all’estero, partecipando come volontaria ai lavori per il Global Platform for Disaster Risk Reduction presso l’ONU di Ginevra (Svizzera)."

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