Cos’è l’assegno di maternità dei Comuni 2020? Quali sono i requisiti e le modalità di presentazione della domanda?

L’assegno di maternità a carico dei Comuni o dello Stato, è un contributo economico rivolto, a seconda dei casi a madri o ai padri naturali, adottivi o preadottivi.

L’assegno di maternità dei Comuni è un contributo a carico dell’INPS, in favore delle madri naturali, adottive o preadottive, disoccupate. Mentre, l’assegno di maternità a carico dello Stato, è un contributo in favore delle madri naturali, adottive o preadottive, per i padri anche adottivi o preadottivi che siano anche precari.

A partire dal 1° gennaio 2015, le soglie per verificare, il diritto all’assegno di maternità dei Comuni, è basato sull’indicatore ISEE e non più all’ISE.

Assegno di maternità dei Comuni

L’assegno di maternità dei Comuni, è erogato dall’INPS, ma la domanda deve essere presentata al Comune di residenza della madre entro 6 mesi dalla data del parto, o da quando il bambino adottato o ricevuto in affidamento preadottivo ha fatto ingresso nella famiglia anagrafica.

Vediamo, quali sono i requisiti e le modalità per poter richiedere l’assegno di maternità dei Comuni.

Chi può beneficiare dell’Assegno di maternità dei Comuni?

L’assegno di maternità dei Comuni è una prestazione assistenziale erogata dall’INPS, a carico dell’amministrazione comunale, in favore delle madri disoccupate e casalinghe che non lavorano o che non possono far valere almeno 3 mesi di contributi negli ultimi 18 mesi

  • Con residenza nel territorio dello Stato italiano al momento dell’evento (nascita o ingresso nella propria famiglia anagrafica del minore in adozione o in affidamento preadottivo);
  • Non beneficiano di indennità di maternità erogata dall’INPS (o da altri enti previdenziali);
  • Non beneficiano di alcun trattamento economico da parte del datore di lavoro (retribuzione) per il periodo di maternità;
  • Avere un valore ISEE non superiore a 17.416,66 euro.

Inoltre, la madre richiedente deve essere, alternativamente:

  • Cittadina italiana o comunitaria;
  • Cittadina di paese terzo se:
    • Titolare del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
    • Familiare di cittadino italiano, dell’UE o di soggiornante di lungo periodo non avente la cittadinanza di uno Stato membro, e titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
    • Rifugiata politica;
    • Apolide;
    • Titolare della protezione sussidiaria;
    • Ha soggiornato legalmente in almeno 2 stati membri;
    • Titolare del permesso unico per lavoro o con autorizzazione al lavoro, ad eccezione delle categorie espressamente escluse dal D.lgs. n. 40/2014;
    • Cittadina/lavoratrice del Marocco, Tunisia, Algeria e Turchia.

Presentazione della domanda

La domanda deve essere presentata al Comune di residenza, ad eccezzione:

  • Decesso della madre del neonato (o della donna che ha ricevuto il minore in adozione o in affidamento preadottivo): la domanda può essere presentata dal padre che abbia riconosciuto il figlio (oppure dal coniuge della donna adottiva o affidataria) a condizione che il minore si trovi presso la famiglia anagrafica del richiedente e sia soggetto alla sua potestà (o comunque non affidato a terzi);
  • Madre minorenne o incapace di agire: la domanda può essere presentata dal padre maggiorenne a condizione che:
    • La madre risulti regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato italiano al momento del parto;
    • Il figlio è stato riconosciuto dal padre stesso, si trovi nella sua famiglia anagrafica e sia soggetto alla sua potestà.

Qualora anche il padre del bambino sia minore di età, o non risultino verificate le altre condizioni, la richiesta può essere presentata, in nome e per conto della madre, dal genitore della stessa.

  • Affidamento esclusivo al padre o di abbandono del neonato da parte della madre: il beneficio può essere richiesto dal padre, qualora il figlio è nella sua famiglia anagrafica e sia soggetto alla sua potestà (o comunque non affidato a terzi) e la madre risulti residente o soggiornante in Italia al momento del parto (in tale ipotesi l’assegno spetta al padre in via esclusiva);
  • Minore non riconosciuto o non riconoscibile dai genitori: la domanda può essere presentata dalla persona affidataria (in forza di un provvedimento del giudice) a condizione che il minore rientri nella sua famiglia anagrafica;
  • Separazione legale tra i coniugi, dall’adottante o dall’affidatario preadottivo: il beneficio è richiesto da colui che ha il minore nella propria famiglia anagrafica a condizione che l’assegno non sia stato già concesso alla madre adottiva o affidataria;
  • Adozione speciale di cui all’art 44, co. 3, L. n. 184/1983: la domanda va presentata dall’adottante non coniugato a condizione che il minore si trovi presso la sua famiglia anagrafica e sia soggetto alla sua potestà e comunque non in affidamento presso terzi.

Valutazione della domanda

Il Comune, dopo avere controllato la sussistenza di tutti i requisiti, concede o nega l’assegno con un proprio provvedimento e lo comunica al richiedente.

L’assegno spetta sempre a condizione che il richiedente sia cittadino italiano, comunitario o extracomunitario in possesso della carta di soggiorno e residente in Italia.

In caso di esito positivo, la richiesta viene trasmessa all’INPS che provvederà al pagamento mediante accredito sul conto corrente bancario.

Con la Circolare n. 48 del 29.03.2020, l’INPS ha eliminato la necessità di compilare il Modello SR163.

Dal 10 aprile 2020 non è più prevista la compilazione e trasmissione del modello SR163, né Poste Italiane e gli Istituti di credito saranno più tenuti alla sua validazione.

A quanto ammonta l’assegno di maternità dei Comuni?

L’importo dell’assegno di maternità del comune, qualora, risulti spettante in misura intera, è pari 1.740,60 euro corrispondenti a 348,12 euro per 5 mensilità.

La prestazione assistenziale del comune è per un massimo di 5 mesi.

Il diritto di accesso al beneficio e l’importo spettante vengono determinati sulla base del valore ISEE.

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