Assegno di Mantenimento al coniuge: la disciplina fiscale

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A seguito di separazione il coniuge che eroga l’assegno di mantenimento ha diritto alla deduzione dello stesso dal proprio reddito. Mentre il coniuge beneficiario deve tassare la somma percepita dall’assegno di mantenimento. Questo in quanto il reddito è considerato assimilabile a quello derivante da lavoro dipendente.

Con la separazione personale (che sia consensuale o giudiziale) il vincolo matrimoniale viene sospeso in maniera transitoria in attesa della sentenza di divorzio.

Fino a quel momento rimane attivo il dovere di assistenza materiale al coniuge. E’ proprio questo aspetto che porta alla determinazione dell’assegno di mantenimento.

La condizione essenziale affinché si generi il presupposto dell’assegno di mantenimento a carico di uno dei coniugi separati è la non titolarità di propri redditi.

In questi casi è possibile che uno dei coniugi sia chiamato a versare all’altro un importo:

  • Periodico, oppure
  • Una tantum,

dedicato al sostentamento dell’altro coniuge (o dei figli).

L’assegno di mantenimento (o divorzile) è una forma economica di sostentamento erogata al coniuge che ha redditi insufficienti per adempiere alle proprie necessità. Il coniuge con maggiori disponibilità reddituali è chiamato a sostenere i coniuge in difficoltà.

Condizione essenziale affinché si generi tale onere a carico di uno dei due coniugi separati è la non titolarità di adeguati redditi propri.

La cessazione del vincolo matrimoniale a seguito di separazione o divorzio porta con sé risvolti di natura fiscale quando il coniuge deve corrispondere all’altro un assegno finalizzato a soddisfarne il mantenimento o il diritto agli alimenti.

Vediamo, quindi, di seguito la disciplina fiscale legata alla corresponsione dell’assegno di mantenimento al coniuge.

Cominciamo!


ASSEGNO DIVORZILE: CONSEGUENZE FISCALI PER GLI EX CONIUGI

La corresponsione di un Assegno di Mantenimento tra due coniugi comporta per gli stessi diverse conseguenze a livello fiscale che è opportuno tenere in considerazione.

In particolare, la corresponsione dell’assegno di mantenimento comporta:

  • Deducibilità ai fini IRPEF dell’intero importo corrisposto. Il coniuge erogante l’assegno divorzile ha diritto di poter dedurre dal proprio reddito imponibile IRPEF l’importo corrisposto. Questo ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera c) del DPR n 917/86;
  • Tassazione del reddito incassato ai fini IRPEF. Il coniuge beneficiario dell’assegno è tenuto ad indicare la somma riscossa in dichiarazione dei redditi. Trattasi, infatti, di componente di reddito riconducibile a quelli assimilati al lavoro dipendente. Articolo 50, lettera i) del DPR n 917/86.

Da un punto di vista fiscale, quindi, esiste un sistema di pesi e contrappesi che porta ad una:

  • Deduzione fiscale per il soggetto che eroga il reddito;
  • Tassazione dello stesso reddito per il beneficiario.

Vediamo, adesso, con maggiore dettaglio le due possibilità sopra indicate, ovvero la deduzione del reddito e la tassazione dello stesso per il coniuge beneficiario.

DEDUCIBILITA’ IRPEF DELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER L’EX CONIUGE

I versamenti di denaro periodici effettuati all’ex coniuge rappresentano oneri deducibili ai fini IRPEF. Questo è quanto prevede l’articolo 10, comma 1, lettera c) del DPR n 917/86.

Attenzione! I versamenti agevolabili sono quelli che derivano a seguito di:

  • Separazione legale ed effettiva;
  • Scioglimento o annullamento del matrimonio, o cessazione dei suoi effetti civili.

L’importo agevolato è quello stabilito nella misura indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria.

In pratica, la deducibilità fiscale ai fini IRPEF dell’assegno di mantenimento è condizionata dal fatto che vi sia un provvedimento del Giudice.

Accordi stragiudiziali tra coniugi non validi

Il fatto che vi debba essere una sentenza del Giudice a determinare importo e periodicità dell’assegno divorzile rende non ammissibili accordi stragiudiziali tra le parti.

Classico esempio è quello legato ad accordi a seguito di “separazione di fatto“. In questo caso l’assegno che eventualmente viene stabilito non è agevolabile ai fini fiscali per il coniuge erogante.

Questo significa, in altre parole, che la corresponsione di un assegno divorzile, anche se frazionato a rate, non è deducibile. Allo stesso modo, tale reddito non assume rilevanza per il coniuge percettore.

Questo accade in caso di accordi stragiudiziali nelle separazioni di fatto.

Residenza fiscale del coniuge non rilevante

Altro aspetto che spesso induce in errore è quello che riguarda la residenza fiscale dell’ex coniuge.

Infatti, la deducibilità dell’assegno di mantenimento erogato all’ex coniuge è confermato anche se questi è residente all’estero.

L’ex coniuge in situazione di difficoltà economica che si trasferisce all’estero non determina alcuna conseguenza per la deduzione fiscale legata al coniuge erogante.

Deduzione secondo il principio di cassa

Per il coniuge erogante la deduzione fiscale ai fini IRPEF segue il criterio “di cassa“.

Questo significa che ai fini della deduzione devono essere presi in considerazione gli importi degli assegni versati per ciascun anno solare.

Nella pratica, sovente accade che l’assegno venga erogato in anticipo ovvie in via posticipata rispetto alla scadenza prevista. In questi casi occorre verificare annualmente l’importo effettivamente erogato. Solo questo importo è quello che concorre alla deduzione fiscale.

Contribuiscono alla deduzione anche le somme versate a titolo di adeguamento ISTAT. Condizione affinché questo possa avvenire è che tale adeguamento sia indicato nella sentenza di separazione. Sul punto si è espressa l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 448/E/2008.

Sono deducibili anche le somme erogate a titolo di arretrati, anche se versate in unica soluzione.

Resta esclusa, quindi, la possibilità di dedurre assegni corrisposti volontariamente dal coniuge. Questo al fine di sopperire alla mancata indicazione da parte del Tribunale di meccanismi di adeguamento dell’assegno di mantenimento.

Assegni per il mantenimento dei figli non detraibili

Le somme erogate dall’ex coniuge dedicate al mantenimento dei figli non sono detraibili ai fini IRPEF.

Questo aspetto è molto importante e spesso è fonte di tantissimi errori commessi nella dichiarazione dei redditi.

Ti invito, pertanto, a fare molta attenzione nel separare la quota di assegno legata al mantenimento del coniuge rispetto a quella legata al mantenimento dei figli.

Sul punto si è espressa anche l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 95/E/2000.

Cosa fare se il giudice ha disposto una somma onnicomprensiva?

Nel caso in cui la somma derivante dal provvedimento giudiziale sia comprensiva anche della quota per il mantenimento dei figli, deve essere considerata destinata al mantenimento di questi ultimi il 50% della somma.

Questo indipendentemente dal numero dei figli.


ASSEGNO DI MANTENIMENTO AL CONIUGE: CASI PARTICOLARI RISOLTI

Vediamo adesso alcune situazioni particolari legate all’erogazione dell’assegno di mantenimento al coniuge.

Si tratta di alcune casistiche risolte da documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate.

Ex coniuge residente all’estero

E’ stata confermata da parte dell’Agenzia delle Entrate la deducibilità degli assegni di mantenimento periodici corrisposti al coniuge.

Anche se questi risulta residente all’estero, a seguito di separazione legale ed effettiva, di scioglimento od annullamento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso.

Pagamento delle spese di alloggio in favore del coniuge separato

Nella Circolare n. 17/E/2015 l’Agenzia delle Entrate, richiamando la sentenza n. 13029/2013 della Corte di Cassazione.

Sentenza che ha ammesso la deducibilità degli importi a titolo di spese per il canone di locazione e spese condominiali.

Questo replicando gli argomenti della Suprema Corte secondo la quale il contributo per la casa è “periodico, e corrisposto al coniuge stesso; inoltre è determinato dal giudice, sia pur per relationem a quanto risulta da elementi certi e conoscibili”;

Pagamento delle rate di mutuo relative all’abitazione già di proprietà comune

In merito alla questione del pagamento delle rate di mutuo da parte di un coniuge in favore dell’altro in sostituzione dell’assegno di mantenimento, si è espressa l’Agenzia delle Entrate .

La stessa con la Circolare n. 50/E/2000 ha previsto che laddove il beneficio della deduzione venga negato, in quanto “le somme destinate alle rate di mutuo, che non vengono corrisposte al coniuge stesso, bensì direttamente all’istituto mutuante, non sembrano collegate ai medesimi presupposti dell’assegno di mantenimento”.

Assegno percepito solo parzialmente

L’assegno mensile corrisposto all’ex coniuge in seguito alla separazione deve essere denunciato secondo il principio di cassa.

Occorre pertanto dichiarare il reddito effettivamente percepito nel periodo d’imposta oggetto della dichiarazione dei redditi, senza guardare a quanto indicato nella sentenza.


TASSAZIONE IRPEF DELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER IL CONIUGE PERCIPIENTE

Gli assegni periodici dedotti dal reddito dal coniuge erogante, anche sotto forma di compensazione, vanno assoggettati ad IRPEF da parte del coniuge percipiente.

Questo in quanto tali redditi redditi sono considerati come assimilati al lavoro dipendente. Questo è quanto dispone l’articolo 50, comma 1, lettera i) del DPR n 917/86.

L’importo dell’assegno da assoggettare come reddito imponibile IRPEF è esclusivamente quello derivante dal mantenimento proprio.

Come detto, non deve essere tassata l’eventuale quota di assegno destinata al mantenimento dei figli.

L’assegno di mantenimento erogato dall’ex coniuge ai figli, è da considerare, invece, reddito esente da tassazione per il coniuge che lo percepisce.


ASSEGNO DIVORZILE IN DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Per l’ottenimento della deduzione fiscale è necessario che i versamenti a favore dell’altro coniuge siano giustificati da:

  • Certificazioni di pagamento mensili, nonché dalla
  • Copia della sentenza di separazione o di divorzio.

In sede di presentazione della dichiarazione dei redditi dovrà essere indicato anche il codice fiscale del coniuge che percepisce tale somma.

In caso di somme corrisposte per il “contributo casa” è necessario aggiungere il contratto di locazione con la documentazione da cui risulti l’importo delle spese condominiali nonché la documentazione comprovante i versamenti effettuati.

Infine, in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi persone fisiche) il soggetto che eroga l’assegno potrà portare in deduzione il relativo importo (senza limitazioni) indicandolo:

  • Nel rigo E 22 (in caso di presentazione del modello 730) o
  • Nel rigo RP 22 (in caso di presentazione del modello Redditi PF).

In ogni caso deve essere sempre indicato il codice fiscale dell’altro coniuge.

Il coniuge percettore dovrà assoggettare a tassazione l’importo percepito come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente.

Per fare questo dovrà indicare il reddito:

  • Nei righi C6/C8 (in caso di presentazione del modello 730) o
  • Nei righi RC 7/RC 8 del modello Redditi Persone fisiche.

Assegno divorzile in certificazione unica

Se si dispone del modello CU l’importo del reddito derivante dall’assegno divorzile è riportato nel punto 4.

Per indicare tali detrazioni si devono seguire le istruzioni relative al rigo RN7 colonne 3 e 4.

Nello specifico nei righi da RC7 a RC8, occorre indicare gli assegni periodici percepiti dal coniuge. Ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli. Questo, in conseguenza di separazione legale, divorzio o annullamento del matrimonio.


ASSEGNO DIVORZILE PER L’EX CONIUGE: CONCLUSIONI

In questo articolo ho voluto riepilogarti le principali indicazioni da tenere in considerazione in relazione all’assegno di mantenimento.

La nostra normativa tributaria ha previsto questa particolare tipologia di gestione di questa redistribuzione di reddito tra coniugi.

Da una parte si è voluto preservare da tassazione il reddito relativo al mantenimento dei figli, non agevolabile per il coniuge erogante e non tassabile per il coniuge percettore.

Allo stesso modo, invece, si è deciso di tassare il reddito percepito dal coniuge che si trova in particolari difficoltà economiche.

Questo deve essere il tuo comportamento da seguire se ti trovi in una di queste fattispecie. Se hai un dubbio lascialo nei commenti, cercherò di rispondere a tutti quelli che apporteranno un valore aggiunto rispetto a quanto indicato nell’articolo.

84 COMMENTI

  1. Supponiamo il caso di un marito che deve pagare il mantenimento alla moglie di 1.300 euro mensili e che la procedura di separazione sia avvenuta in Comune, con atto dell’Ufficiale di Stato Civile dell’Anagrafe.
    Per sei mesi il marito ha pagato correttamente i 1.300 euro, per i restanti sei si è fatto l’autosconto e ha pagato 1.000 euro al mese.
    L’anno successivo interviene il divorzio con determinazione in unica soluzione di quanto concordato tra le parti.
    Si pone la domanda sul diritto alla deduzione (per il marito) e – soprattutto – sull’obbligo alla dichiarazione degli importi transitati per la separazione. Secondo il provvedimento sarebbero 1.300 euro per dodici, secondo i dati reali sarebbero 1.300 per sei più 1.000 per sei.
    Considerando che l’attività di accertamento si basa su un controllo incrociato tra l’importo indicato come dedotto da parte del marito (quadro RP) e l’importo dichiarato come reddito dalla moglie (quadro RC) e, nella premessa che la dichiarazione dei redditi del marito è una questione fuori dal controllo da parte della moglie, appare del tutto incerto come si debba operare per non rischiare un accertamento fiscale.
    Le domande che si pongono, dunque, sono: 1) la situazione descritta segue o no le regole fiscali oppure no, visto che non sembrerebbe esserci un atto dell’autorità giudiziaria ma solo degli ufficiali comunali; 2) se l’assegno fosse imponibile, è legittimo dichiarare solo gli importi realmente ricevuti e come fare a scongiurare l’accertamento fiscale qualora il marito indebitamente si deducesse l’importo intero.
    Grazie per ogni risposta che arriverà.

  2. Quello che fa fede in questi casi è il provvedimento del giudice. Se il provvedimento dice che il versamento è di 1.300 al mese. Questo è l’importo che gli ex coniugi devono indicare in dichiarazione. Per modificare gli importi serve un nuovo provvedimento del giudice. Ogni altro comportamento è sanzionabile.

  3. Ringraziando della risposta, mi permetto di ripresentare l’altro aspetto del quesito per cui non ho trovato traccia alcuna in nessun documento di prassi o di dottrina.
    Come è noto, la deducibilità e l’imponibilità richiamano un provvedimento dell’autorità giudiziaria. La recente riforma della separazione ammette che essa possa avvenire dinnanzi all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza, senza necessità di alcuna omologazione da parte del giudice.
    Sorge, pertanto, la questione se il regime fiscale si applica anche a seguito di tale accordo o se, invece, debba considerarsi come pagamento volontario che non ricade nel regime nè di imponibilità, nè di deducibilità.

  4. Confermo, per quanto di mia conoscenza, che non esiste per un parere ufficiale in merito. Tuttavia, l’equiparazione tra separazione tramite omologazione del giudice e quella effettuata dall’ufficiale di stato civile, porta a considerare che si debbano accettare entrambe le possibilità, e che non ci sia bisogno di dover passare dal giudice per la possibilità di dedurre il mantenimento. Tuttavia, sarebbe opportuno un chiarimento ufficiale per evitare di incorrere in accertamenti.

  5. Buon giorno. Separazione consensuale. Concordato mantenimento per i figli e per la moglie, scandito sull’atto in due cifre differenti. Il bonifico mensile che fa il marito può essere unico, ovvero corrispondere alla somma delle due cifre (per la moglie, per i figli) , o devono essere due bonifici differenti con relative causali? Grazie

  6. Il bonifico può essere unico, ma la detrazione sarà solo su parte di quell’importo.

  7. Salve, un chiarimento sulla corresponsione dell’assegno di mantenimento. Per essere deducibile sappiamo che occorre il requisito della periodicità, ma c’è una regola fissa? Per periodicità deve intentersi obbligatoriamente “ogni mese” oppure sarebbe possibile fare i bonifici ogni due mesi, ogni tre mesi (sommando la cifra di ciascun mese). Insomma qual’è il limite oltre il quale viene meno il carattere della periodicità? Mi verrebbe più comodo pagare ogni due/tre mesi per semplicità così non devo stare a ricordarmi sempre. Grazie

  8. Buon pomeriggio, la sentenza del tribunale obbliga il marito a corrispondere per l’anno 2017 € 500,00 per l’ex coniuge ed € 1.700,00 per i tre figli. Per otto mesi l’importo è stato regolarmente corrisposto per un totale di € 2.200,00 mensili, ma da settembre a dicembre, nonostante denuncia penale, sono stati effettuati 4 bonifici mensili per € 600,00 senza specificare la suddivisione della quota della ex moglie e quella dei figli. Quale è il reddito da dichiarare da parte della ex moglie?

  9. Impossibile dare risposta certa, ma per prudenza considererei la quota pagata in ritardo come quota dei figli.

  10. Con questa storia della Flat Tax che prevede la cancellazione di tutte le deduzioni e detrazioni, che ne sarà della deducibilità per l’assegno di mantenimento? Secondo voi toglieranno pure questo?? Mi sembrerebbe assurdo visto che si tratta di denaro non nella disponibilità del percettore ma dell’ex coniuge..speriamo non facciano cavolate

  11. SONO UN CITTADINO ITALIANO RESIDENTE ALL’ESTERO CHE VERSA MENSILMENTE L’ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER L’EX CONIUGE.
    LE MIE ENTRATE DA PENSIONE SONO TASSATE ALLA FONTE IN ITALIA IN APPLICAZIONE DELLA CONVENZIONE ITALIA-FRANCIA SULLE DOPPIE IMPOSIZIONI.
    L’IMPORTO EROGATO ALLA EX CONIUGE PAGANDO IO LE TASSE IN ITALIA SULLA MIA PENSIONE E’ DEDUCIBILE?
    GRAZIE PER LA CONSULENZA.

  12. Le regole di tassazione sono uguali a quelle dei soggetti residenti in questo caso, quindi si tratta di importo deducibile dal reddito imponibile in Italia.

  13. Buonaseta gentile Fiscomania ricevo una lettera da parte dell’Agenzia delle entrate che mi contesta contesta non avere dixhiaro nel.2014 spnme pwrcepite di euro 1.800 . Preciso che non ho mai percepito nessuna somma a titolo di mantenimento.la somma.mensilmente datami è indicata nell’omologa come 50% del cel locatizio perché il mio ex marito aveba trattenuto la casa. Inoltre in quel periodonon versava alcuna somms a titolo di mantenimento alla figlioletta in quanto avevamo l’affidamento condiviso settimanale.
    Queste donne pari al valore locatizio viste più con.risarcimento per la perdita della casa va dichiarato?
    Grazie mille.

  14. Bisogna leggere cosa ha stabilito il giudice, perché a quanto mi dice il 50% del canone di locazione che le veniva pagato per lei costituisce reddito che avrebbe dovuto tassare.

  15. Salve ma se il coniuge che paga il mantenimento sceglie di non portarselo in deduzione, l’altro coniuge che lo incassa deve ugualmente dichiararlo? In tal modo si pagherebbero due volte le tasse e mi sembrerebbe strano, quindi come funziona?

  16. Il soggetto che percepisce il reddito è sempre obbligato a tassarlo. Il soggetto che eroga il reddito ha facoltà di dedurlo. Se non si avvale di questa facoltà ci paga sopra le imposte. Non ci sono tassazioni doppie, un soggetto tassa l’altro beneficia di un agevolazione.

  17. Dunque, il soggetto che eroga il mantenimento non se lo deduce e ci paga sopra le imposte. Il soggetto che lo riceve ci pagherà pure lui le imposte. Questo “stesso” reddito si vedrà tassato due volte: la prima in capo a chi eroga e la seconda in capo a chi riceve. E’ normale tutto ciò? Mi conferma?

  18. Come le ho spiegato, il reddito è tassato solo al coniuge che lo percepisce. Il coniuge che eroga il reddito ha un’agevolazione fiscale. Non c’è assolutamente doppia tassazione.

  19. Sì ho compreso che c’è un’agevolazione. La mia domanda però andava in un’altra direzione: se il soggetto che eroga per qualsiavoglia motivo non sfrutta l’agevolazione pagherà le tasse su questo reddito giusto? Poi questo stesso reddito, in capo al percettore, pagherà nuovamente. Quindi, se l’agevolazione non viene sfruttata, la stessa cifra sarà tassata due volte. E’ corretto affermare questo? (Era il mio primo quesito)

  20. Non è comunque corretto affermare quello che sta dicendo. Non ci sono due redditi tassati per una stessa fattispecie. Il reddito tassato per questa fattispecie resta comunque soltanto uno.

  21. La mia ex moglie percepisce da me un mantenimento di 3600 euro annui.a cui somma un reddito annuo di circa 3000 euro di lavoro dipendente saltuario come promoter nei supermercati.non ha altri redditi.deve fare la dichiarazione o ne è esentata poiché ha un reddito totale annuo inferiore ai 7500 euro?

  22. Salve, con il divorzio, il mio ex marito mi passa la somma ridicola di 150 euro al mese, che io devo dichiarare nel 730. Premetto che, prima di dichiararla. io andavo sempre in credito, mentre ora praticamente le tasse si mangiano la misera somma annua che percepisco. Avendo uno stipendio personale di 1.000 euro al mese, anche quel piccolo assegno poteva aiutarmi. Trovo ingiusta questa tassazione perché, se è stato stabilita una somma come necessaria al coniuge per vivere, non può poi esserle sottratta. Posso fare qualcosa per risolvere il problema? Grazie

  23. Purtroppo questa è la normativa e c’è niente da fare, l’assegno deve essere dichiarato come reddito e quindi su di esso devono essere pagate le imposte. Capisco il suo punto di vista che comprendo sicuramente, ma purtroppo da un punto di vista fiscale non vi sono alternative.

  24. Salve, a seguito della separazione consensuale pago euro 150,00 mensili per il mantenimento al coniuge separato, oltre il canone di locazione, luce e gas in cui risiede. Io ho residenza presso mia madre.gni
    Ogni mese do per contanti, previa ricevuta semplice firmata, l’importo dovuto di 150,00. E’ corretto ai fini della detrazione?

  25. La ricevuta deve riguardare esclusivamente l’importo erogato in contanti, è corretto. Gli altri oneri sostenuti sono già certificati tramite pagamenti tracciabili.

  26. Salve i miei genitori sono separati , mio padre corrisponde a mia madre un assegno di mantenimento per euro 220 mensili , nell’anno 2017 mia madre ha dato le dimissioni per impossibilità fisica al lavoro, è presenta un cud non superiore ai 700 euro, adesso qualcuno dice che è esonerata dalla dichiarazione dei redditi perché inferiore ai 7500 annui altri dicono che è obbligata a farla perché mio padre detrae gli importi corrisposti .. cosa deve fare ? Grazie mille per la disponibilità

  27. Da queste informazioni sicuramente sua madre è obbligata alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Se poi da essa non scaturiranno importi da versare, allora per quell’anno ne sarà esonerata dalla presentazione, a meno che non vi sia comunque convenienza alla presentazione perché da essa fuoriesce un credito di imposta.

  28. Buongiorno. Mi sono separata molti anni fa, ora divorziata. Mio marito per 10 anni, non ha mai pagato
    l’assegno di mantenimento. Solamente quando ha cominciato di percepire la pensione, mi è stato possibile pignorare
    presso l’INPS ….. 100 € mensili.
    Nel frattempo il giudice ha ordinato allINPS il pagamento diretto di 600 € + adeguamento ISTAT.
    Ora percepisco direttamente dal INPS due CU.
    CU di 7.755,72 € per il mantenimento e di
    CU di 1.300 € INDENNITA DI ESPROPRIO E RISARCIMENTO DEL DANNO
    La mia domanda è la seguente:
    IL CU DI 1300 € INDENNITA DI ESPROPRIO E RISARCIMENTO DANNO ……..
    E’ REDDITO DA DICHIARARE ?
    E’ SOTTOPOSTO A TASSAZIONE IRPEF ?
    Cordiali saluti. Grazie.
    /Anna

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