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Agevolazione impatriati solo dalla richiesta

L'Agenzia delle Entrate consente di applicare l'agevolazione impatriati solo dal momento della richiesta o dall'esercizio dell'opzione in dichiarazione. Non è possibile il recupero dell'agevolazione per le annualità di residenza fiscale italiana per le quali non si è fatto richiesta della stessa in dichiarazione o al datore di lavoro.

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Un aspetto particolare che riguarda l’agevolazione impatriati, ovvero l’incentivo fiscale per il rientro dei lavoratori in Italia, previsto dell’art. 16 del D.Lgs. n 147/15, riguarda il recupero dell’agevolazione per le passate annualità. In particolare, infatti, vedremo come l’agevolazione impatriati sia valevole solo dalla richiesta.

Sul punto, infatti, è intervenuta l’Agenzia delle Entrate per rispondere ad un’istanza di interpello che andremo ad analizzare. L’obiettivo dell’istanza, promossa da una contribuente (cittadina italiana), lavoratrice e rientrata in Italia nel 2017 è questo: capire come poter recuperare l’incentivo fiscale per i “lavoratori impatriati” una volta scaduti i termini per la presentazione della dichiarazione dei redditi dove doveva essere esercitata l’opzione per l’agevolazione in questione.

Vediamo, di seguito, i dettagli.

Rientro in Italia senza l’esercizio dell’opzione per l’agevolazione impatriati

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta sulla posizione di una contribuente, cittadina italiana, che ha lavorato all’estero (Francia) per diversi anni (dal 2 dicembre 2009), con iscrizione AIRE. L’istante decideva di rientrare in Italia per motivi lavorativi l’8 maggio 2017.

La lavoratrice, in Italia, ha avviato un’attività di lavoro dipendente alle dipendenze della società francese, svolgendo le proprie mansioni prevalentemente sul suolo italiano.

La lavoratrice è tornata a lavorare in Italia sulla base di un pre-contratto di lavoro con la suddetta società francese. Proprio in considerazione di detta attività lavorativa si giustificava anche la sua decisione di tornare a vivere nonché ad essere fiscalmente residente in Italia.

Il problema, legato al dubbio interpretativo è legato al fatto che essendo presente e lavorando in Italia per la maggior parte del periodo d’imposta 2017, la contribuente qui tassava tutti i redditi percepiti nell’anno d’imposta 2017, attraverso la presentazione del modello Redditi Persone Fisiche 2018. Sostanzialmente, la contribuente chiedeva all’Agenzia delle Entrate se vi fossero i presupposti per usufruire degli incentivi fiscali per i “lavoratori impatriati”, di cui all’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015. Questo, nonostante il fatto che non ne avesse fatto richiesta al datore id lavoro e che nella dichiarazione fiscale per l’anno 2017 (modello Redditi Persone Fisiche 2018) non avesse esercitato la relativa opzione.

L’agevolazione impatriati vale solo per i periodi futuri ancora validi

L’Agenzia delle Entrate con la Risposta n. 59 del 13 febbraio 2020 ha chiarito la questione posta dalla contribuente. L’Amministrazione finanziaria, infatti, ha osservato, in via preliminare come non possa procedersi in sede di interpello ad analizzare il profilo della residenza fiscale dell’istanza. Valutazione, questa che deve essere rimandata ad una eventuale e successiva fase di accertamento fiscale.


Attenzione! Se stai pensando di presentare istanza di interpello per l’agevolazione impatriati devi ricordarti di non porre quesiti che riguardino la determinazione della tua residenza fiscale. L’Agenzia delle Entrate non risponderà in alcun modo attraverso interpello.

L’Agenzia delle Entrate prosegue con la sua risposta analizzando i profili più strettamente interpretativi della normativa da applicarsi nel caso di specie.

Per cui è stato rilavato come l’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015 ha introdotto il “regime speciale per lavoratori impatriati“, successivamente modificato dall’art. 5 del D.Lgs. n. 34/2019 (convertito dalla Legge n. 58/2019), in vigore dal 1° maggio 2019, nuovo regime che trova applicazione (ai sensi dell’articolo 13-ter, comma 1, del D.L. n. 124/2019, convertito dalla Legge n. 157/2019), a partire dal già 2019  per i soggetti che a decorrere dal 30 aprile 2019 trasferiscono la residenza in Italia ai sensi dell’articolo 2 del TUIR.

Per coloro che sono rientrati in Italia prima di quella data (1° maggio 2019), continua ad operare la vecchia formulazione dell’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015. Disposizione secondo cui l’agevolazione fiscale per cui i redditi prodotti in Italia concorrono alla formazione della base imponibile solo nella misura del 50%, e non quindi di quella del 30% (o per alcuni casi 10%) attualmente prevista.

Agevolazione per i soggetti laureati (pre D.L. n 34/19)

Sempre secondo la precedente formulazione della norma, osserva l’Amministrazione finanziaria, per quanto riguarda i soggetti “laureati”, i destinatari del beneficio fiscale erano i cittadini dell’Unione europea (o di uno Stato extra UE con il quale risulti in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale) che:

  • Avessero svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più ovvero avessero svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post-lauream;
  • Fossero risultati fiscalmente residenti all’estero per almeno 2 anni;
  • Si fossero impegnati a rimanere fiscalmente residenti in Italia per almeno 2 anni dal loro rientro.

Ebbene, a tutte queste condizioni il contribuente poteva fruire dell’agevolazione per i “lavoratori impatriati laureati” per un quinquennio. Il periodo agevolato inizia a decorrere dal periodo di imposta in cui trasferiscono la residenza fiscale in Italia, ai sensi dell’articolo 2 del TUIR, e per i quattro periodi di imposta successivi.

L’Agenzia delle Entrate sottolinea che elemento fondamentale affinché possa applicarsi il beneficio in questione è quello del necessario collegamento tra il trasferimento della residenza fiscale in Italia e lo svolgimento ivi dell’attività lavorativa. Questo, non essendo, tra l’altro, richiesto che l’attività lavorativa debba essere prestata nel territorio italiano per un periodo superiore a 183 giorni.

L’applicazione dell’agevolazione impatriati solo a partire dalla presentazione della domanda al datore di lavoro

L’agevolazione fiscale, quindi, viene fruita dal lavoratore sotto forma di riduzione delle ritenute operate dal datore di lavoro (anche a conguaglio) su richiesta dell’interessato. Oppure, ove non possibile, direttamente in fase di dichiarazione dei redditi attraverso l’indicazione del redditi da lavoro dipendente in misura ridotta.

Nel caso in esame, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che il fatto che la contribuente avesse sottoscritto con la società francese, in data 24 aprile 2017, un accordo precontrattuale, fosse idoneo a giustificare un collegamento tra il trasferimento della sua residenza fiscale in Italia e il futuro lavoro che sempre in Italia avrebbe svolto alle dipendenze della citata società estera.

E’ stato, quindi, ritenuto che se la contribuente riuscisse effettivamente a dimostrare la sua residenza fiscale estera per gli anni pregressi, nessun ostacolo, sul piano “astratto”, poteva frapporsi all’operatività dell’agevolazione fiscale in questione.

Importanza della richiesta di applicazione dell’agevolazione

Tuttavia, l’Amministrazione finanziaria ha preso atto del fatto che, sebbene meritevole dell’agevolazione fiscale, la contribuente in “concreto” non aveva provveduto, per l’anno d’imposta 2017, né a farne richiesta al proprio datore di lavoro né ad esercitarne l’opzione nella propria dichiarazione dei redditi.

Da questi rilievi l’Agenzia delle Entrate ha fatto derivare due conseguenze, vale a dire che:

  • Per l’anno d’imposta 2017, la contribuente ha perso il diritto all’agevolazione fiscale per i “lavoratori impatriati”;
  • Per i successivi anni l’interessa può fruire dell’incentivo fiscale facendone richiesta al proprio datore di lavoro e esercitandone l’opzione nella propria dichiarazione dei redditi.

Agevolazione impatriati solo dalla richiesta: conclusioni

Il parere dell’Agenzia delle Entrate è molto importante e chiarisce alcuni aspetti finora inaffrontati.

Sostanzialmente le Entrate negano la possibilità di usufruire dell’agevolazione impatriati se il contribuente non ne ha fatto richiesta al datore di lavoro e se allo stesso tempo non abbia “tempestivamente” optato nella dichiarazione fiscale.

Sul punto sarebbe particolarmente importante capire se, tale contribuente, potrebbe fruire dell’agevolazione andando a presentare una dichiarazione dei redditi integrativa a favore, scegliendo l’applicazione dell’agevolazione e chiedendo a rimborso le ritenute subite in misura piena dal datore di lavoro. Su questo aspetto, rimane ad oggi incertezza.

Tuttavia, deve essere sottolineato, l’Agenzia riconosce comunque al lavoratore il diritto di continuare a fruire dello stesso incentivo fiscale quantomeno per i restanti periodi di imposta per i quali l’agevolazione risulti ancora applicabile. Questo significa che, l’agevolazione impatriati, è fruibile solo su richiesta e soltanto per il futuro.

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